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sabato 16 luglio 2011

Povertà in Italia

http://matteimonfalcone.beepworld.it/index.htm



Oltre 8 milioni di poveri in Italia nel 2010 Secondo l’Istat, sono oltre 8 milioni le persone povere in Italia, 3 milioni in poverta’ assoluta

Pubblicato da Albatro su luglio 15, 2011

1 famiglia su 5…

Secondo l’Istat, sono oltre 8 milioni le persone povere in Italia, 3 milioni in poverta’ assoluta

Ma che sorpresa, chi lo avrebbe mai immaginato…ma dove si sta meglio che in italia?
ANSA, ROMA – Sono 8 milioni 272 mila le persone povere in Italia, il 13,8% dell’intera popolazione. E’ quanto fa sapere l’Istat, aggiungendo che nel 2010 le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni e 734 mila, l’11% delle famiglie residenti. L’Istituto spiega che si tratta di quelle famiglie che sono cadute al di sotto della linea di povertà relativa, che per un nucleo di due componenti è pari ad una spesa mensile di 992,46 euro.
3 MLN IN POVERTA’ASSOLUTA,PIU’POVERI TRA POVERI  – Nel 2010 in Italia sono 1 milione e 156 mila le famiglie, il 4,6% di quelle residenti, che risultano in condizioni di povertà assoluta per un totale di 3 milioni e 129 mila persone (il 5,2% della popolazione residente). Lo rileva l’Istat, spiegando chesono considerate assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore a quella minima necessaria per acquisire l’insieme di beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Si tratta, quindi, spiega l’Istituto dei “più poveri tra i poveri”.
IN ITALIA POVERA O QUASI CIRCA 1 FAMIGLIA SU 5 – In Italia nel 2010 risulta povera o quasi povera circa una famiglia su cinque. Lo rileva l’Istat, spiegando che si tratta del 18,6% dei nuclei (l’11% sono quelli poveri e il 7,6% sono quelli quasi poveri)
UNA FAMIGLIA NUMEROSA SU DUE AL SUD E’ POVERA -  – Una famiglia numerosa su due nel Sud Italia è povera. E’ quanto emerge dal rapporto dell’Ista, secondo il quale la povertà risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2009, sia quella relativa che assoluta, ma per alcune fasce della popolazione le condizioni sono peggiorate. Infatti l’Istat rileva che la povertà relativa aumenta tra le famiglie di 5 o più componenti (dal 24,9% al 29,9%), tra quelle con membri aggregati, ad esempio quelle dove c’é un anziano che vive con la famiglia del figlio (dal 18,2% al 23%), e di monogenitori (dall’11,8% al 14,1%). E la condizione delle famiglie con membri aggregati peggiora anche rispetto alla povertà assoluta (dal 6,6% al 10,4%). In particolare, fa notare l’Istituto, nel Mezzogiorno l’incidenza di povertà relativa cresce dal 36,7% del 2009 al 47,3% del 2010 tra le famiglie con tre o più figli minori. Quindi, quasi la metà di questi nuclei vive in povertà relativa. La povertà relativa aumenta tra le famiglie con persona di riferimento lavoratore autonomo (dal 6,2% al 7,8%) o con un titolo di studio medio-alto (dal 4,8% al 5,6%), a seguito del peggioramento osservato nel Mezzogiorno (dal 14,3% al 19,2% e dal 10,7% al 13,9% rispettivamente), dove l’aumento più marcato si rileva per i lavoratori in proprio (dal 18,8% al 23,6%). Tra le famiglie con persona di riferimento diplomata o laureata aumenta anche la povertà assoluta (dall’1,7% al 2,1%). E ancora, spiega l’Istat, peggiora la condizione delle famiglie di ritirati dal lavoro in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro, si tratta essenzialmente di coppie di anziani con un solo reddito da pensione, la cui quota aumenta dal 13,7% al 17,1% per la povertà relativa e dal 3,7% al 6,2% per quella assoluta.
MAGLIA NERA POVERTA’BASILICATA, LOMBARDIA LA MIGLIORE  – La povertà relativa è più diffusa nel Mezzogiorno, in particolare maglia nera nel 2010 risulta la Basilicata, mentre il fenomeno è più attenuato al Nord e specialmente in Lombardia, la regione che lo soffre meno. Lo rileva l’Istat, spiegando che la Lombardia e l’Emilia Romagna sono le regioni con i valori più bassi dell’incidenza di povertà, pari al 4,0% e al 4,5% rispettivamente. Si collocano su valori dell’incidenza di povertà inferiori al 6% l’Umbria, il Piemonte, il Veneto, la Toscana, il Friuli Venezia Giulia e la provincia di Trento. Ad eccezione di Abruzzo e Molise, dove il valore dell’incidenza di povertà non è statisticamente diverso dalla media nazionale, in tutte le altre regioni del Mezzogiorno la povertà è più diffusa rispetto al resto del Paese. Le situazioni più gravi si osservano tra le famiglie residenti in Calabria (26,0%), Sicilia (27,0%) e Basilicata (28,3%).


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Destano preoccupazione i dati emersi dalle rilevazioni Istat sulla povertà delle famiglie. Secondo i dati “nel 2010 in Italia sono 1 milione e 156 mila le famiglie, il 4,6% di quelle residenti, che risultano in condizioni di povertà assoluta per un totale di 3 milioni e 129 mila persone (il 5,2% della popolazione residente).


Povertà a Monfalcone



Cosa fai quando sei povero a Monfalcone. I doveri dell'amministrazione locale e la realtà sul territorio comunale a Monfalcone.







Collusione tacita; una parte della verità. Progetti dell'Associazione Tutela dei Diritti del Cittadino e risposta da parte dell'assessorato preposto a settembre 2010. Insufficenza del principio generale di 'sussidiarietà' del welfare e principio di Legalità che blocca la risposta istituzionale ai problemi sociali.


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mercoledì 29 giugno 2011

Sperimentazione su bambini

http://formspring.me/gilbertomattei


Sembra di essere tornati nel 2005, quando il sito governativo americano ClinicalTrials.gov affermò che il Massachusetts General Hospital aveva condotto uno studio sperimentale di 8 settimane per il quale erano stati reclutati bambini a partire dai quattro anni di età per drogarli e monitorarli, incluso il prelievo del sangue per vedere se i loro fragili corpi avrebbero tollerato un potente farmaco psicotropo. Oggi succede lo stesso in Italia. Il Ministro per la Salute On. Ferruccio Fazio nel question-time alla Camera dei Deputati ha confermato l’esistenza presso lo “Stella Maris” di Pisa di una sperimentazione in corso su bambini, con somministrazione di una molecola psicoattiva per migliorarne le performance di attenzione e controllo. “Si tratta di un vecchia molecola anti-ipertensiva  che si sta cercando di riciclare come psicofarmaco pediatrico, cosa assai discutibile, dal momento che neppure se ne conoscono i meccanismi d’azione sul cervello dei bambini”, ha commentato Emilia Costa, Psichiatra e già 1^ Cattedra di Psichiatria alla Sapienza di Roma e Primario di Psicofarmacologia all’Umberto I°. "a nostra denuncia – dichiara Luca Poma, giornalista e Portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo Comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org) - era circostanziata e corretta: c’è una strategia in corso per medicalizzare i comportamenti di sempre più ampie fasce di bambini italiani. La Guanfacina di Shire è una molecola apolide, che non rendeva più: cosa c’è di meglio che inventare da zero una nuova applicazione terapeutica per guadagnare altri soldi a spese della salute dei più piccoli? Neanche si conoscono le modalità di azione di questo psicofarmaco e già lo si vuole autorizzare per l’uso sui nostri bambini”. L’On. Paola Binetti ha preso atto della risposta del Ministro Fazio, commentando: “I fondi che il Ministro ha promesso nella sua risposta per incrementare la vigilanza anti-abuso e iscrivere sul registro di controllo anche le somministrazioni di anti-depressivi ai bambini, che vengono fatte in misura 15 volte maggiore degli psicofarmaci per l’iperattività, sono un’ottima cosa, peccato che in questa Finanziaria non ve ne sia traccia, speriamo non sia l’ennesima azione di propaganda. E per la ‘pubblicità’ fatta dalla casa farmaceutica, della quale il Ministro chiede notizie, vorrei segnalare che nel XXI° secolo le campagne di marketing non si muovono solo sulle gambe dell’advertising diretto ai pazienti, bensì sulla base di articolate campagne di relazioni pubbliche, proprio come quella a cui stiamo assistendo: si crea artificialmente il bisogno di un farmaco mediante congressi scientifici che chiedono più diagnosi di iperattività, e articoli sui giornali firmati da specialisti che indicano la strada, poi compare la soluzione, guarda caso uno psicofarmaco. Ma la scienza – lo dico da Neuropsichiatria Infantile, prima che da Parlamentare – ha molto da dire prima di dover somministrare uno psicofarmaco a un bambino di 6 anni”. Nel frattempo, il dossier è arrivato nell’Aula del Parlamento Europeo, dove l’On. Cristiana Muscardini ha presentato un’interrogazione alla Commissione. La Parlamentare dichiara che “la Guanfacina è un vecchio brevetto da tempo in cerca di una malattia a cui essere associato. In genere succede il contrario, di fronte ad una malattia si fa della ricerca per trovare antidoti e terapie. Che un'agenzia di relazioni pubbliche si presti a simili tentativi è un problema di etica professionale che non vogliamo affrontare, ma che una casa farmaceutica operi cercando ipotetici clienti per una molecola esistente e non più usata per il primitivo scopo, ci sembra un'operazione assai disinvolta, che rovescia la scala di valori alla quale ci si dovrebbe attenere quando si tratta di salute: prima i bambini e poi il business”. In conclusione, Poma ha ringraziato i Parlamentari per l’attenzione dimostrata in quest’importante azione di denuncia e vigilanza, ed è tornato anche sulla polemica salita agli onori delle cronache la scorsa settimana sulle campagne di pubbliche relazioni in corso per agevolare Shire nell’introduzione di questo psicofarmaco nel nostro paese: “Come ha ben ricordato Toni Muzi Falconi, la vicenda ha destato non poche perplessità per com’è stata gestita. Non abbiamo emesso una condanna senza appello per Ketchum, l’agenzia di relazioni pubbliche di Shire, ma di una cosa siamo certi: mentre a Milano negavano di avere rapporti con divisioni farmaceutiche produttrici di psicofarmaci, a Roma organizzavano conferenze stampa in cui si auspicava l’aumento del numero di bambini iperattivi in terapia farmacologica. Possiamo pensare ad una sfortunata serie di ‘combinazioni’, ma allora facciamo appello ad Andrea Cornelli, il loro amministratore delegato, un professionista di indubbia caratura: che si dissoci dalle aziende farmaceutiche quando fanno business miliardari a spese della salute dei bambini. Non possono esistere le cavie umane senza un consenso informato. Quindi farmaci soggetti alla disciplina della sperimentazione clinica e a tutte le normative di Legge come d'altronde tutti i farmaci qualora vengano impiegati, o formulati, o confezionati in modo diverso da quello autorizzato, oppure vengano utilizzati per un indicazione diversa da quella autorizzata, o sia impiegato allo scopo di ottenere ulteriori informazioni, sono soggetti alla sperimentazione. D.L. 17 febbraio 1998, n. 23 art. 3 comma 2 - D.M. 15 luglio 1997 Recepimento delle linee guida dell'Unione europea di buona pratica clinica per la esecuzione delle Sperimentazioni cliniche dei medicinali. Allegato 1- art. 1.33 - provvedimento cuf, in applicazione della legge 648/96 [farmaci off label] - codice deontologico art. 32; 12; 30; 45; 46; 47) e tutte le leggi e normative dello stesso Ministero che si devono rispettare, si devono rispettare anche i diritti fondamentali della Persona, di essere informati come prevede la stessa costituzione Italiana Art 32 � art. 13 � e dichiarazione universale dei diritti Umani art. 1 � art. 3.


Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni. Fonte: Terranuova